NOTIZIE

L’aroma della sostenibilità secondo Massimiliano Pogliani, a.d. di Illy

Articolo apparso sul numero di ottobre di Forbes

di Enzo Argante

Non è solo il miglior modo di cominciare la giornata, una pausa energizzante, l’elemento chiave di una relazione basica fra persone che fissano un incontro. Il caffè è in assoluto uno dei prodotti più importanti del mercato economico globale. Per numeri, per implicazioni geopolitiche, per i processi sostenibili (e non) che innesca nei cinque continenti.

A Trieste, in Illy, si gioca una partita globale di altissimo impatto economico e sociale. “Dopo il petrolio, il caffé è il secondo prodotto più commercializzato a livello mondiale”, spiega l’amministratore delegato Massimiliano Pogliani, “con un volume di mercato pari a circa 15 miliardi di dollari e costituisce l’unica fonte reale di reddito per più di 20 milioni di famiglie nei paesi coltivatori. Una grande maggioranza di queste persone dipendono quasi totalmente dalle oscillazioni del prezzo del caffè e dalle speculazioni finanziarie delle borse europee e statunitensi”.

Il caffè è uno stabilizzatore sociale globale, insomma: prodotto in oltre 50 paesi del mondo, principalmente nell’America del Sud, in Africa e nel sud est asiatico – con un volume che supera le 7 milioni di tonnellate – da lavoro a circa 60 milioni di persone. Una vera e propria cartina di tornasole sulla sostenibilità di chi questo business lo gestisce e che deve controllare una filiera controversa per le notevoli implicazioni sociali e umanitarie dei principali paesi in cui è prodotto. Per questo a Trieste hanno cominciato a guardare avanti: “L’obiettivo era orientare le nostre strategie verso un modello di business sostenibile capace di determinare vantaggi competitivi per l’azienda, integrando obiettivi economico-reddituali con aspetti di natura sociale e ambientale”. Non solo a parole, e per questo si scommette sul Sustainable Value Report (Svr), strumento guida per regolare i processi, il business, la relazione tra l’azienda e i portatori di interesse in generale. “Siamo una stakeholder company che si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita dei propri stakeholder e, con il Svr, abbiamo voluto evidenziare il valore creato dalle attività dell’azienda lungo tutta la filiera e che, per quanto riguarda l’approvvigionamento della materia prima, si regge su quattro pilastri fondamentali: selezionare e lavorare direttamente con i migliori produttori di arabica nel mondo; trasferire loro la conoscenza attraverso gli agronomi Illy e l’Università del Caffè, condividendo le migliori pratiche agronomiche per una produzione di qualità nel rispetto dell’ambiente; riconoscere la produzione di alta qualità con un prezzo superiore a quello di mercato, per stimolare il miglioramento continuo e rendere sostenibile la produzione; costruire una comunità Illy che coinvolga i coltivatori e crei una cultura dell’eccellenza, tramite relazioni dirette basate sulla conoscenza, lo scambio e la crescita”.

Un’azienda che “si prefigge di migliorare la qualità della vita attraverso l’etica e l’eccellenza”, che viene citata come elemento essenziale, che non si improvvisa ma deve rappresentare il valore centrale sul quale vanno costruiti e allineati tutti gli impegni e le azioni dell’azienda; “un ideale da perseguire: l’unione di bello e buono che definisce l’ambito della perfezione umana, integrando dimensione etica ed estetica”. Qualcosa di più – e di più tangibile – delle buone intenzioni, che diventano riconoscimenti internazionali: Illy è l’unica azienda italiana inserita dal 2013 nella lista World Most Ethical Company che secondo Etisphere Institute definisce le aziende più etiche al mondo; la prima azienda al mondo a ottenere nel 2011 la certificazione Responsible Supply Chain Process, filiera tracciata e garantita. Ma anche assunzione di impegni corposi in coerenza con le convenzioni internazionali: l’adesione al Global Compact delle Nazioni Unite, per esempio, con cui l’azienda si impegna a un comportamento responsabile e rispettoso dei diritti umani e a monitorare eventuali azioni discriminatorie nei confronti del personale. “Il nostro monitoraggio è continuo lungo tutta la filiera. Abbiamo analizzato anche i 17 Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite rispetto alla catena del valore del caffè e abbiamo identificato nove macro-obiettivi e conseguenti oneri, che ci siamo impegnati a perseguire inserendoli nel documento della politica di sostenibilità e che abbiamo quindi incluso nel piano operativo di sostenibilità”. Sullo sfondo la minaccia del cambiamento climatico: “Da anni siamo in prima linea per contribuire a una soluzione comune al cambiamento climatico e ai suoi effetti, sempre più rilevanti per il caffè. Secondo i nostri calcoli, se i consumi di caffè continueranno ad aumentare del 2,5% all’anno e la popolazione a crescere, nel 2050 sarà necessario raddoppiare la produzione di caffè. I dati sul climate change, però, ci dicono che, se nulla cambia, nello stesso anno ci sarà la metà delle terre oggi disponibili alla coltivazione del caffè, con tutti gli effetti sociali che ne conseguono”. Una grande sfida per l’umanità, una responsabilità decisiva per tutte le imprese che puntano alla qualità sostenibile.